Tag

, , , , , ,

Cari Amici e Colleghi,

la modifica dell’orario di lavoro è un argomento molto delicato, soprattutto per le ricadute sui tempi di vita e di lavoro di tutti noi anche in chiave familiare.

La proposta (che trovate in allegato) è stata presentata ai sindacati già fortemente strutturata e nel dibattito che ne è seguito sembrava che questa Amministrazione fosse però disponibile a un sostanziale accoglimento delle proposte avanzate da parte sindacale. Cosa che non è invece avvenuta in sede di scrittura definitiva.

Ad esempio, noi come CISL, una volta assodato che l’Amministrazione era determinata a portare la pausa pranzo minima a 20 minuti (accettando le nostre richieste di ridurre la proposta iniziale, che era di 30 minuti !), avevamo chiesto che fosse possibile (a richiesta) mantenere una pausa pranzo di soli 10 minuti – senza buono pasto – anche con orari strutturati superiori alle 6 ore: questo avrebbe permesso ai colleghi pendolari o con carichi familiari particolari di avere un maggiore margine di manovra rispetto all’orario di servizio.

Particolarmente vessatorio ci appare inoltre – e lo abbiamo segnalato e contestato – il nuovo regime delle assenze per malattia: d’ora in poi sarà vietato sentirsi male durante la giornata!!!! Chi si recherà in ufficio magari proprio per una scadenza o un appuntamento importante si troverà nella condizione di scegliere tra il dover regalare all’Amministrazione le ore lavorate, oppure il dover recuperare (e con quali fatiche in alcune situazioni!), la parte della giornata nella quale è – legittimamente – andato a star male a casa.

Leggendo la proposta di linee guida dell’Amministrazione, ci sono dunque diversi passaggi che ricordano molto da vicino il Brunetta-pensiero, e cioè la certezza che tutto il pubblico impiego sia composto da gente in mala fede che se ne approfitta.

Ora, nessuno vuole difendere i “furbetti del quartierino” (tutt’altro!!!), ma questo documento sembra una vera “offesa” a chi lavora con coscienza e serietà!

Siamo alle solite!!! Invece di punire i furbi, che si possono individuare benissimo dal cartellino presenze, si fanno regolamenti vessatori che penalizzano tutti: della serie, chi evade continuerà ad evadere e chi è rispettoso delle regole sarà sempre più tartassato.

Altro che “attenzione ai tempi di vita del personale” come scritto nell’Introduzione delle linee guida!!!!!

E alla faccia di tutte le indagini sul clima in Ateneo: quanto ti senti parte della tua  Amministrazione, come sei coinvolto, bla! bla! bla…. A noi il clima sembra bello caldo! Hanno per caso alzato il termosifone?

Anche il M. Rettore all’inaugurazione dell’Anno Accademico si vantava davanti al Presidente del Consiglio Renzi dei dati sotto media nazionale della malattia dei suoi dipendenti (vedi la battuta che “siamo di sana e robusta costituzione”).

Allora perché queste “ritorsioni” verso la maggioranza di colleghi che lavorano coscienziosamente e tutti giorni portano a casa dei risultati (…e che contribuiscono a mantenere questa Università tra le eccellenze di questa Nazione).

Forse perché non sono capaci di applicare e intervenire disciplinarmente in quello che già le norme prevedono ampiamente? Ma se uno non è capace di ricoprire una posizione di responsabilità, può anche farsi da parte.

AMMINISTRAZIONE FAI ATTENZIONE: i furbetti in questo modo non li colpisci, anzi…. li crei e li coltivi !!!

Tornando al documento ecco i punti salienti che non condividiamo:

ART 1

Comma 4 – Imporre che “la durata minima della prestazione lavorativa giornaliera non può essere inferiore ad 1/6 del monte ore settimanale” è una palese limitazione alla gestione dell’orario strutturato in maniera più funzionale alle proprie esigenze pur nel rispetto delle esigenze organizzative. In pratica l’Amministrazione con questa imposizione fa capire che non è stata in grado di gestire la questione buoni pasto e  l’organizzazione del lavoro, e quindi tenta di metterci una pezza dall’alto per evitare di confrontarsi con la discrezionalità dei vari Responsabili (siano essi Docenti o Tecnici-Amministrativi).

ART 6

Comma 3 – Flessibilità n. 6: va concessa non solo ai dipendenti con familiare convivente avente grave handicap, ma a tutti i dipendenti che hanno un familiare con grave handicap. Così come scritto è molto limitativo e contraddice ampiamente quanto scritto nell’introduzione da APOS.

Comma 8. La flessibilità in uscita è minima rispetto a quella in entrata e vanifica ampiamente quest’ultima.

Comma 9. La mancata possibilità di utilizzare i minuti accumulati attraverso lo strumento dello “straordinario corto” per il recupero compensativo su base giornaliera” è un grave passo indietro di questa Amministrazione che invece di perseguire il principio della buona managerialità, sembra rifarsi alla gestione austro-ungarica. Se passasse questo punto, la conseguenza sarà quella che ogni collega T.A., 5/10 minuti prima della fine del proprio orario di lavoro giornaliero, cesserà ogni prestazione lavorativa e si presenterà per tempo davanti al proprio marcatempo per non “regalare un minuto” all’Amministrazione. Torneremo alle code “fantozziane”davanti ai marcatempo.

A fronte di queste  strettoie sarà estremamente difficile chiedere ai colleghi di non fare cadere la penna allo scoccare dell’orario: le ore da recuperare sono tutte ore già lavorate dal dipendente per esigenze di lavoro (e se non è così la colpa non è del dipendente ma primariamente del responsabile!) quindi per quale ragione non possono essere gestite – responsabilmente – anche attraverso il recupero di giornate intere?

ART. 7

Commi 4 e 5. Eccessivamente penalizzante per il dipendente appare la scadenza trimestrale per esaminare le richieste di cambio orario.

ART. 9

Comma 8. Va meglio specificato, cosa s’intende per situazioni personale del dipendente particolarmente meritevoli di tutela?

ART. 12

Comma 3. Quanto enunciato contraddice l’articolato dell’art. 6-comma 9.

ART. 13

Comma 3. E’ previsto che dopo la pausa pranzo si deve restare al lavoro almeno un’ora. Cosa succede se si resta meno? Questo balzello legato alla presenza minima dopo la pausa non c’era nel precedente regolamento orario. Basterebbe legarlo agli orari di apertura pomeridiana al pubblico.

Comma 4. Così come scritto creerà appesantimenti ai tecnici (ad esempio AUTC) che devono recarsi in cantiere anche in orario di pausa pranzo. Non essendoci un marcatempo, come faranno ad introdurre la loro pausa? Resta ancora valido lo strumento della giustificazione a posteriori via web?

ART. 14

Comma 9. Limitativo il ricorso allo straordinario per il personale part time misto o verticale solo nelle giornate in cui è prevista la presenza in servizio.

Art.15.

Apoteosi della vessazione! Il lavoro fatto non si tocca! E’ l’esempio più evidente che questo regolamento è stato ideato per penalizzare i dipendenti e, quindi, suona veramente falso quanto scritto nell’introduzione.

ART. 17

Comma 8. Le risorse informatiche di cui si parla non sono adatte al personale EP, in quanto oggi questi colleghi non riescono a conoscere per tempo le ore in eccesso/debito. Va cambiato TEMPUS, programma “ingessato” e non più al passo dei tempi.

ART. 19

Le mansioni del referente tempus sono molte, APOS pensa di introdurre nuove indennità? E a discapito di chi?

ART. 20

Va ripensato, soprattutto per quanto riguarda l’entrata in vigore definitiva.

Infine, consentiteci una considerazione: tutte le volte che c’è da andare oltre la mera applicazione di codicilli, da pensare le cose in modo complessivo, da fare 2 + 2, la nostra amministrazione sembra andare in panico, e alla fine si richiude nel legalismo più bieco e pedissequo. Ma allora, a cosa servono tutte le belle parole sul clima organizzativo se poi chi dovrebbe pensare un po’ più in grande e avere una visione strategica delle cose (ed è pagato x farlo, tra l’altro…), se ne guarda bene?

La Segreteria Provinciale

CISL Università di Bologna

 

Il 3 – 4- 5 marzo, accendi la tua RSU

VOTA E FAI VOTARE

la lista e i candidati CISL Università

Annunci